Che rapporti esistono tra alimentazione e Malattia di Parkinson?
[1] Fondazione Limpe – Parkinson e alimentazione
“Una significativa percentuale di pazienti affetti da Malattia di Parkinson (MdP) presenta alterazioni dello stato nutrizionale. Nei primi anni di malattia si osservano frequentemente sovrappeso e occasionalmente obesità in aggiunta alle alterazioni metaboliche e vascolari che a queste condizioni si associano. Nelle fasi iniziali o intermedie di Malattia di Parkinson l’eccessivo aumento di peso corporeo può essere determinato, ad esempio, dalla riduzione dell’attività motoria globale e quindi da un ridotto consumo energetico, oppure può essere un effetto avverso delle terapie farmacologiche, ed in particolare dell’assunzione di farmaci dopamino-agonisti. Questi farmaci possono infatti in alcuni casi determinare una perdita del controllo degli impulsi con fame esagerata (bulimia)” 1
Inoltre, esistono importati relazioni tra la capacità di assorbimento della Levodopoa e l’alimentazione, sia in termini qualitativi/quantitativi che in quanto a distanza temporale tra l’assunzione del farmaco ed il pasto.
Altri fattori da considerare riguardano anche la stipsi e la disfagia, entrambi sintomi molto frequenti nella MdP, in aggiunta a tutti gli elementi di carattere metabolico e globale nella salute individuale su cui sempre maggiori evidenze scientifiche si portano allo scoperto.
Dottore in Fisioterapia, dedito allo sviluppo interiore dell’individuo associato alla terapia. Attore e musicista con doti comunicative e relazionali. Praticante di Tai Chi Chuan ed appassionato di sport e discipline orientali.

Microbiota?
Come già sappiamo l’eziologia della MdP coinvolge sia fattori genetici che ambientali; tuttavia, come scrive Christa Boulos in revisione 2 del 2019: “[…] Tra questi ultimi, è cresciuto l’interesse per l’influenza del cibo e dei nutrienti sullo sviluppo del MdP. Inoltre, le prove suggeriscono che una possibile modifica del microbiota intestinale potrebbe essere coinvolta nella patogenesi della MdP, inducendo l’attivazione delle cellule immunitarie e la neuroinfiammazione del sistema nervoso centrale” 2
Boulos ci ricorda che “L’intestino umano ospita decine di trilioni di microrganismi, tra cui più di 1000 specie di batteri. Il repertorio genico dei nostri batteri intestinali contiene 150 volte più geni unici del genoma umano. Nella MdP, la disregolazione gastrointestinale è spesso osservata diversi anni prima che la malattia venga persino rilevata. La MdP è associata a cambiamenti nel microbiota intestinale e questa disbiosi può essere il meccanismo della neuroinfiammazione che porta alla patologia della Malattia di Parkinson. Braak et al. ipotizzarono che la malattia inizi nell’intestino e si diffonda dall’intestino al cervello attraverso l’asse intestino-cervello. Il microbioma intestinale influenza il sistema nervoso enterico e, tramite il nervo vagale, il sistema nervoso centrale”. 2
[2] Nutritional Risk Factors, Microbiota and Parkinson’s Disease: What Is the Current Evidence? – Christa Boulos et. al.
Quindi… che si mangia?
Sempre in coerenza con quanto scritto da Boulos, ci sono ancora prove tra loro in contrasto riguardo la relazione tra fattori dietetici e rischio di MdP. “Sono state trovate alcune prove per un potenziale effetto neuroprotettivo da parte dell’acido urico, PUFA (acidi grassi poli-insaturi), in particolare N-3 PUFA (tipo omega 3) e aLNA (acido linoleico), caffeina, consumo di tè e birra. 3
D’altra parte, gli acidi grassi saturi (SAFA) hanno mostrato di essere correlati ad un aumento del rischio di MdP”. 4
Tuttavia stabilire definitivamente quale sia l’alimentazione più adeguata per le persone con MdP, come già scritto nelle evidenze scientifiche su riportate, risulta molto complesso. Esistono numerosi fattori incidenti e variabili, come il sesso, l’età, il patrimonio genetico, il decorso della malattia e la terapia farmacologica che influiscono notevolmente su metabolismo ed assorbimento individuali.
Conclusioni
“L’alimentazione nella Malattia di Parkinson è importante per numerosi motivi, migliorare le condizioni di salute dei pazienti, prevenire eventuale comparsa di altre malattie, migliorare l’effetto dei farmaci e la gestione di particolari disturbi come disfagie e stipsi. Per gestire una corretta alimentazione nel paziente affetto da Malattia di Parkinson è opportuno affidarsi a neurologi ed a nutrizionisti con esperienza specifica in questo settore. L’intensità dell’intervento nutrizionale deve essere conseguente e proporzionale alla valutazione dello stato di malnutrizione del paziente. È necessario inoltre rispettare le regole per la somministrazione delle terapie. Sappiamo che gli alimenti ad azione antiossidante riducono il rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson, saranno necessari ulteriori studi per comprendere se opportuni alimenti siano anche in grado di rallentarne il decorso”. 1
[3] Kamel, et al. – Dietary fat intake, pesticide use, and Parkinson’s disease
[4] Doria, M et. al. – Contribution of cholesterol and oxysterols to the pathophysiology of Parkinson’s disease


